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martedì 26 giugno 2012

Nato: "Indivisibili, al fianco della Turchia" Erdogan: "Reagiremo a violazione confini"

da www.repubblica.it

Il capo del governo di Ankara spiega la reazione "razionale" e non "debole" del proprio Paese all'abbattimento del suo jet da parte delle forze siriane: "E' stato un atto criminoso". Riunito a Bruxelles il consiglio Nord-Atlantico. Rasmussen: "Un atto inaccettabile. Non si ripeta". Nuovi scontri vicino Damasco

ANKARA - "La sicurezza dell'Alleanza è indivisibile. Siamo vicini alla Turchia". Così il segretario generale Anders Fogh Rasmussen, ha ufficializzato la posizione della Nato parlando da Bruxelles dove questa mattina i 28 ambasciatori degli Stati membri si sono riuniti per discutere l'abbattimento del jet turco da parte della contraerea siriana. In caso di nuovo atto ostile, ha specificato Rasmussen, la Nato si riunirà di nuovo per consultazioni: "Mi aspetto comunque che Damasco faccia tutto il possibile per evitare simili eventi nel futuro".

Per il premier turco Recep Tayyip Erdogan è un appoggio e una conferma fondamentale. Oggi parlando in Parlamento ai deputati del suo partito Akp, ha infatti confermato che la Turchia "risponderà a ogni violazione del confine" con la Siria. "L'attuale amministrazione siriana è un regime tirannico che uccide il suo stesso popolo" e ha "perso ogni legittimità", ha detto. Una dichiarazione forte atta a chiarire la posizione "calma" adottata dalla Turchia dopo l'abbattimento del caccia. "La nostra razionalità", ha puntualizzato Erdogan, non deve "essere presa per un segno di debolezza", perché Ankara è dalla parte della ragione e l'aereo è stato abbattuto "nello spazio aereo internazionale".

La Turchia, ha avvertito il premier tra gli applausi dei parlamentari, "non cadrà nell'imboscata dei provocatori della guerra. Tutti devono
sapere che la nostra amicizia è preziosa ma che la collera della Turchia può essere terribile". L'abbattimento dell'aereo "non rimarrà senza risposta", ha detto Erdogan, anche se Ankara per ora intende rimanere nell'ambito della legge internazionale.

"E' stato un atto ostile, odioso e criminoso", ha continuato il capo del governo di Ankara di fronte al Parlamento. "Non abbiamo ricevuto un solo avvertimento, una sola nota dalla Siria per la violazione del suo spazio aereo - ha aggiunto -. Hanno agito senza avvertire nessuno", ha aggiunto Erdogan "dal primo gennaio scorso a oggi, lo spazio aereo turco è stato violato 114 volte da diversi aerei. In cinque casi è stato invaso da elicotteri siriani".

La riunione del Consiglio Atlantico. L'incondizionata solidarietà della Nato isola la Siria sempre di più. Il Consiglio atlantico considera l'abbattimento dell'aereo "un atto inaccettabile", e lo "condanna nel modo più forte". Dopo la riunione a Bruxelles, convocata su richiesta della Turchia e durata poco più di un'ora, Rasmussen è stato netto: "Siamo uniti a voi. Spero che la Siria faccia di tutto per evitare simili incidenti in futuro", perché la Nato, ha aggiunto, "continuerà a monitorare la situazione nella regione e rimarrà in allerta". Questo significa che il tema "è e resta sull'agenda" e che se necessario il Consiglio atlantico tornerà a riunirsi. Il segretario generale ha poi precisato: "Non abbiamo discusso l'eventuale attivazione dell'articolo 5 del Trattato (che fa scattare la clausola di difesa collettiva, ndr). La riunione di oggi è stata convocata sulla base dell'articolo 4", secondo il quale gli alleati "si consulteranno ogni volta che, nell'opinione di uno di loro, è minacciata l'integrità territoriale, l'indipendenza politica o la sicurezza di qualsiasi degli alleati".

Nuovi combattimenti.
Scontri a fuoco sono divampati nella notte a Hameh e Qudsaiah, sobborghi di Damasco, tra truppe siriane e ribelli armati. Si tratta dei più violenti registrati finora nelle vicinanze della capitale, come riportano tanto gli attivisti quanto i media filogovernativi. Secondo questi ultimi, i militari fedeli al regime sono impegnati in un'operazione destinata a "liberare" quelle zone dai "terroristi". Testimoni parlano di almeno 300 membri dell'Esercito siriano libero, formazione armata dell'opposizione. Gli attivisti dei Comitati di Coordinamento locale riferiscono che le due località sono sotto il fuoco di lanciarazzi e carri armati del regime e che all'alba sono stati visti arrivare rinforzi. Almeno sei le persone rimaste uccise. Il conflitto continua a mietere vittime anche in altre zone. Quattro membri delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi nell'esplosione di un'autobomba nella regione nord-occidentale di Idlib, mentre cinque civili sono morti nei bombardamenti nella città orientale di Deir Ezzor.

Nuovo governo giura davanti al-Assad.
Il nuovo governo siriano ha giurato di fronte al presidente Bashar al-Assad. Lo riporta l'agenzia di stampa Sana. Il presidente aveva disposto sabato un rimpasto di governo, con l'inserimento di 20 nuovi ministri, mentre sono stati confermati i titolari dei tre principali dicasteri: Difesa, Interni e Esteri. Il rimpasto è giunto in vista della nuova Costituzione e dopo l'elezione del Parlamento. Secondo la Sana, il nuovo primo ministro Riyad Farid Hijab ha anche annunciato la creazione di tre nuovi ministeri: quelli per la Riconciliazione nazionale, il Commercio interno e le Risorse idriche. Del nuovo esecutivo fanno parte anche due esponenti dell'opposizione: Ali Haidar, del Partito del volere del popolo nominato ministro della Riconciliazione nazionale, e Qadri Jamil, presidente dello stesso partito e neo ministro del Commercio interno. La presenza di esponenti dell'opposizione nel nuovo governo era stata chiesta da molti osservatori.

Team Onu entrato in Siria. Gli investigatori dell'Onu incaricati di far luce sugli abusi e le violazioni dei diritti umani sono finalmente riusciti a entrare in Siria. Lo ha reso noto una portavoce delle Nazioni Unite, Corinne Momal-Vanian, confermando che il brasiliano Paolo Sergio Pinheiro, che guida la Commissione d'inchiesta istituita dal Consiglio Onu per i Diritti umani, ha visitato di recente il Paese arabo. La portavoce non ha fornito dettagli. Istituita lo scorso agosto, la Commissione d'inchiesta ha prodotto diversi rapporti in cui denunciava le atrocità del regime di Assad, documentate da testimonianze di vittime e residenti. Ai suoi investigatori, tuttavia, era stato finora negato l'ingresso nel Paese. 
(26 giugno 2012) © Riproduzione riservata

lunedì 25 giugno 2012

Europa, la crisi che affonda l’Africa

da www.eilmensile.it

25 giugno 2012versione stampabile
La crisi del debito europea impoverisce anche l’Africa. Un report pubblicato dall’organizzazione umanitaria Data ha evidenziato come il difficile momento attraversato dalle economie del Vecchio Continente si rifletta anche sulle donazioni ai Paesi in via di sviluppo del continente africano, con sensibili tagli agli stanziamenti in bilancio da parte degli europei per la cooperazione internazionale.
Una ragazza nello slum di Kibera, Nairobi TONY KARUMBA/AFP/GettyImages
Le riduzioni più incisive a quanto previsto per i fondi verso l’Africa sono state effettuate nel 2010-2011 da due dei Paesi più colpiti dalla crisi: Spagna e Grecia. L’aiuto allo sviluppo dell’Unione Europea è sceso dell’1,5 percento in tale periodo.
Il rapporto, i cui dati generali sono stati diffusi dal sito della Bbc, sottolinea come “tra coloro che sopportano le conseguenze perggiori della crisi economica europea vi sono i Paesi più poveri del mondo”. La Spagna, che aveva il sesto budget più elevato d’Europa dedicato allo sviluppo, ha dovuto tagliarlo di quasi un terzo. La Grecia, il cui programma era molto più ridotto, lo ha tagliato del 40 percento.
Una tendenza contraria a quella storica degli ultimi anni, che ha visto un incremento progressivo delle donazioni. I Paesi europei da soli contribuiscono per oltre la metà dell’assistenza allo sviluppo. Solo Paesi Bassi e alcuni Paesi scandinavi vanno oltre lo 0,7 percento del prodotto interno lordo fissato dalle Nazioni Unite per lo sviluppo del continente africano. I tre maggiori donatori europei sono Germania (14 miliardi di dollari, 0,39 del Pil), il Regno Unito (13,5 miliardi, lo 0,55 percento), e la Francia (12 miliardi, lo 0,42 percento).
Mozambico, Tanzania e Malawi sono i Paesi nei quali dagli aiuti economici dipende la vita di milioni di persone.
I critici degli aiuti allo sviluppo sostengono che i soldi in Africa vengano sprecati, e scoraggino i Paesi poveri dall’intraprendere una strada verso l’autosufficienza. Se Medici Senza Frontiere – è la domanda del giornalista della Bbc – gestisce i migliori ospedali ad Haiti, oppure Oxfam costruisc i migliori pozzi per l’acqua in Ciad, perché i governi africani dovrebbero prendersi la responsabilità di farlo, se già ci pensano altri?
Uno degli autori del rapporto, Adrian Lovett, risponde con l’esempio del Ghana, che con i sostanziosi aiuti ricevuti in passato, sta vedendo la fine della sua dipendenza dall’assistenza economica straniera. “Esiste tuttavia una distinzione tra l’aiuto per l’emergenza – le carestie, per esempio – e l’aiuto a lungo termine. Il primo non cesserà mai. Il secondo, spero il prima possibile”.