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mercoledì 19 giugno 2013

Dilma, Cristina e Bachelet: l’Abc femminile e il modello “Pane e calcio”

da temi.repubblica.it/limes

di Maurizio Stefanini
Maurizio StefaniniRUBRICA ALTREAMERICHE  Argentina, Brasile e Cile hanno 2 cose in comune: sono (o saranno presto) governati da capi di Stato donne e hanno un modello di sviluppo di successo ma problematico. L'insofferenza verso sprechi e corruzione dietro alle proteste per i Mondiali del 2014.


[Carta di Laura Canali]
L’America Latina è oggi piena di progetti di integrazione e sta vivendo il maggior momento di effervescenza economica e politica dal secondo dopoguerra.

Un interessante - anche se solo simbolico - segnale di questi cambiamenti potrebbe essere rappresentato a breve dalla nascita di un inedito Abc al femminile, per la presenza contemporanea di tre donne ai vertici di Argentina, Brasile e Cile: Cristina Kirchner, Dilma Rousseff e - se vincerà le prossime elezioni presidenziali - Michelle Bachelet.

In Argentina Cristina Fernández de Kirchner è presidente dal 10 dicembre 2007; il 25 maggio è stato celebrato il decennale dell’elezione del defunto marito Néstor. Anche se la Corte suprema ha bocciato la riforma giudiziaria che avrebbe potuto spianare la strada a una riforma costituzionale per permetterle una terza candidatura di fila, rendendo ormai quasi impossibile una sua riconferma, Cristina resterà comunque al potere fino al 2015.

In Brasile Dilma Rousseff è presidente dal primo gennaio 2011, anche lei lo sarà sicuramente fino al 2015, e per ora stando ai sondaggi non c'è alcun candidato in grado di sfidarla per la sua seconda ricandidatura.

In Cile, Michelle Bachelet, apparentemente senza rivali nei sondaggi per il voto del 17 novembre (con eventuale ballottaggio il 15 dicembre), se eletta si insedierebbe l’11 marzo del 2014.

Piccola parentesi storica: il patto Abc, dalle iniziali di Argentina, Brasile e Cile, fu firmato a Buenos Aires il 25 maggio 1915, per coordinare le politiche dei tre paesi guida del Sudamerica di fronte allo sconvolgimento planetario causato dalla prima guerra mondiale.

Non entrò mai formalmente in vigore, perché l’Argentina non lo ratificò. Ma di fatto funzionò per lo meno fino al 1930 e ai nuovi sconvolgimenti causati dalla crisi economica mondiale.

Un secondo Abc fu proposto da Juan Domingo Perón nel momento in cui in tutti e 3 i paesi erano al potere presidenti ispirati da una simile visione di nazionalismo populista: Perón stesso in Argentina, Getúlio Vargas in Brasile, il generale Carlos Ibáñez del Campo in Cile.

Dai sottintesi anti-Usa, quel progetto intendeva non solo sottrarre il Sudamerica alla scelta di campo imposta dalla Guerra Fredda, ma anche far partire un processo di integrazione continentale nel particolare clima di euforia economica dovuto al boom degli export regionali durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra. Tuttavia, il 24 agosto 1954 Vargas si sarebbe suicidato, in seguito allo scandalo seguito all’attentato al giornalista di opposizione Carlos Lacerda; il 21 settembre 1955 Perón sarebbe stato deposto da un golpe; e il 3 novembre del 1958 Ibañez del Campo avrebbe concluso il suo mandato in modo pacifico, ma senza lasciare alcune eredità politica.

Mentre il pur frammentato peronismo è tuttora forza egemone in Argentina e due partiti ispirati a Vargas fanno ancora parte del variegato arco politico brasiliano, l’ibañismo è scomparso praticamente senza eredi. Anche se di fatto la Dc cilena occupò lo spazio politico da esso lasciato vuoto, e se l’ex-ministro ibañista Rafael Tarud fondò un partitino che fu il più piccolo dei sei componenti della coalizione di Unidad Popular di Salvador Allende.

La vicenda cilena dimostra come, a parte certe reazioni violente di militari e oligarchie che pure ci furono, a provocare il naufragio di quel primo Abc furono due fattori: da un lato la debolezza di una posizione terzaforzista nel momento del più acuto confronto tra Est e Ovest, dall’altro il non essere riusciti a gestire la crisi del modello esportatore di materie prime una volta che l’Europa aveva ripreso a produrre a pieno ritmo.

Come ai tempi dell’Abc populista Perón-Vargas-Ibañez, anche questo Abc femminista-riformista Cristina-Dilma-Michelle rischia di inciampare in alcuni nodi del modello di sviluppo che stanno improvvisamente venendo al pettine.

Se la Bachelet in Cile si presenta come colei che può affrontare i disagi espressi dalle manifestazioni degli studenti, la Rousseff in Brasile è sfidata dalla più grande ondata di manifestazioni dall’inizio della democrazia, mentre la Kirchner in Argentina sembra permanentemente vicina a una possibile catastrofe che peraltro continua a non arrivare.

Partiamo dal Brasile, dove manifestazioni sempre più massicce contestano sia il governo, sia le amministrazioni locali di centrodestra, proprio mentre parte la Confederations Cup: la prima del ciclo di manifestazioni che tra Giornate della Gioventù con visita del Papa, Mondiali di Calcio e Olimpiadi dovevano celebrare la definitiva ascesa della nuova potenza brasiliana, in attesa di ottenere anche l’Esposizione Universale del 2020.

Invece risuona il grido "La Turchia è qui", assieme a quello storico della sinistra latinoamericana “il popolo unito non sarà mai vinto”, scandito per ironia della sorte contro un governo di sinistra guidato da una ex guerrigliera.

Come in Turchia la difesa di un parco, in effetti, anche in Brasile l’aumento dei prezzi del trasporto pubblico da 3 a 3,20 reais a biglietto (da 1,5 a 1,6 dollari) non è stato che il pretesto attorno al quale si è coagulato un risentimento più generale. La realizzazione delle infrastrutture per i grandi eventi, occasione di sperperi e scandali, ha contribuito a far traboccare l’ira dei manifestanti. Iniziate a San Paolo, le dimostrazioni si sono estese a Brasilia e poi a Rio, dove si sono verificati degli scontri fuori dallo stadio dove si è giocato Italia-Messico.

Dopo che in tutto il paese c’erano state manifestazioni e proteste, 200 mila persone sono scese in piazza in otto diverse città. Centomila mila a Rio de Janeiro, dove uno slogan era "se non si abbassa il costo dei trasporti si ferma Rio”, e dove la polizia ha sparato lacrimogeni e pallottole di gomma per impedire l’invasione dell’Assemblea legislativa statale. A Belo Horizonte i manifestanti erano 40 mila e 10 mila a Brasilia, dove 200 dimostranti hanno occupato il tetto del Congresso dopo averne infranto i vetri. Sempre nella capitale, un movimento che lotta per la trasparenza nella realizzazione dei Mondiali ha bloccato le strade bruciando pneumatici e scope.

Movimento passe libre, “Movimento trasporto gratis”, è l’organizzazione da cui sono iniziate le proteste. Creata nel 2005 da studenti che partecipavano al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, continua da allora a lottare per l’utopia del trasporto gratis, e talvolta è riuscita a ottenere dei ribassi dei prezzi.

Come in Turchia la dura repressione della polizia ha accresciuto il risentimento, cui si è aggiunto il generale malcontento per tutto ciò che non funziona nel modello brasiliano, che ha dato lavoro, case, auto, benessere materiale, sicurezza alimentare agli indigenti, visibilità al paese in campo internazionale, ma fa pagare troppe tasse, non riesce a ridurre la corruzione dei politici e non riesce a migliorare sensibilmente un sistema educativo, sanitario e di trasporti gravemente carente.

Peraltro, anche ciò che ha funzionato pare a rischio, con la crescita economica sempre più debole e un’inflazione salita al 6,5% in due mesi. Accanto alla contraddizione del Partito dei lavoratori (Pt) di Lula e Dilma, antica forza di protesta ormai adagiata sul potere, ci sono quella del Partito della socialdemocrazia brasiliana (Psdb). Il Psdb è la prima forza dell’opposizione di centrodestra, cui appartiene il governatore di San Paolo Geraldo Alkmin, che in un tipico riflesso condizionato dei ceti medi locali ha subito difeso l’attuazione della polizia, senza se e senza ma.

Mentre al Pt appartiene il sindaco di San Paolo Fernando Haddad, che con un colpo al cerchio e uno alla botte ha criticato sia la polizia sia il “vandalismo” dei manifestanti, cui ha spiegato che per trovare i 2 miliardi di euro necessari a assicurare il trasporto gratis bisognerebbe raddoppiare le tasse. Tuttavia i giovani del suo partito si sono uniti alla protesta.

Anche se ha chiesto ai sindaci di revocare gli aumenti dei biglietti e si è detta “orgogliosa” della protesta - come prova di democrazia - Dilma è stata fischiata allo stadio e la sua popolarità nei sondaggi è scesa dal dal 65 al 57%. Comunque il consenso resta altissimo e l’intenzione di voto a suo favore per le prossime presidenziali, pur scesa dal 58 al 51%, le permetterebbe ancora di vincere al primo turno. Per il secondo posto arrancano il leader del Psdb Aecio Neves e l'ex ministro dell’Ambiente Marina Silva, entrambi al 16%. La Silva è al momento impegnata nel difficile processo di fondazione di un nuovo partito. Al 6% sta il governatore la popolarità di Pernambuco Eduardo Campos, presidente del Partito Socialista Brasiliano (Psb).

Come in Cile (vedi sotto) e in tante altre parti del mondo compresa l’Italia, insomma, c’è un disagio che non si riconosce più né nella sinistra né nella destra tradizionali e che cerca nuovi canali di espressione. In Brasile neanche quella forma aggiornata di panem et circenses rappresentata da "Programma fame zero" e calcio riesce più a calmarla.

Succede la stessa cosa in Argentina, dove il decimo anniversario dell’era K (Kirchner) è stato festeggiato in un clima di trionfalismo, ma anche di crescenti critiche (1 e 2).

Cristina ha perso un'importante battaglia simbolica nello scontro tra Fútbol para Todos e Periodismo para Todos. Il primo è il programma governativo della tv statale e di alcune trasmissioni di tv gratuite e dell’interno del paese che dall’agosto del 2009 trasmettono in diretta gratis le partite della serie A nazionale, cui dall’agosto del 2011 si sono aggiunte anche le partite della serie B.

A parte la Iveco, sponsor del campionato, tutti gli altri spazi pubblicitari sono appaltati dal governo. Insomma, Cristina Kirchner si fa propaganda a tutto spiano, approfittando della passione degli argentini per il calcio. Ovviamente, a spese dei cittadini stessi, nella veste di contribuenti: Fútbol para todos costa in effetti 753,5 milioni di pesos all’anno (103,41 milioni di euro).

Periodismo para todos del privato Canal 13 è invece il programma del giornalista Jorge Lanata, la cui popolarità e ruolo si può paragonare a quel che è in Italia Report. Poiché in concomitanza con il decimo anniversario dall’arrivo dei Kirchner al potere, Lanata annunciava alcune puntate di denuncia particolarmente incandescenti, Fútbol para todos ha imposto la partita clou della giornata la sera della domenica in contemporanea con Lanata, per togliergli spettatori - malgrado le proteste delle squadre, cui è stato risposto che chi detiene i dritti tv ha il diritto di imporre l’orario che vuole.

Lanata, presentandosi ironicamente vestito da calciatore, ha vinto la sfida, conquistando share maggiori delle partite. Anche questo è un segnale, malgrado in Argentina per il momento non ci sia nessuna opposizione apparentemente in grado di sconfiggere alle urne la macchina kirchnerista.

Quanto al Cile, il 30 giugno sono in agenda le primarie del centrosinistra. Michelle Bachelet, che per il divieto costituzionale alle immediate ricandidature dopo il suo mandato era andata a fare la direttrice di Onu Donne, nello scendere in campo ha svoltato nettamente a sinistra rispetto al profilo di una Concertación che a sua volta si era spostata a sinistra ristabilendo l’alleanza col Partito Comunista. Quest'ultimo l'appoggia assieme ai due partiti socialisti e a altri due gruppi di sinistra minori, contro gli altri tre pre-candidati delle primarie.

Uno è José Antonio Gómez: ex-ministro della Giustizia, presidente del Partito radicale socialdemocratico e fautore a sua volta di un programma progressista: convocare un’Assemblea Costituente per elaborare una nuova Costituzione al posto di quella ereditata dal regime militare; consolidamento dell’istruzione pubblica; riforma tributaria; nuova matrice energetica al posto di quella fortemente basata su impianti idroelettrici che causano dure proteste da parte delle comunità indigene che si trovano espropriate.

Il secondo è Claudio Orrego, un democristiano ex ministro dell’Abitazione e dei Beni Nazionali, e ex sindaco di Peñalolén, comune dell’area metropolitana di Santiago: è il candidato più vicino allo storico profilo moderato della Concertación, che ora si è ribattezzata ufficialmente Nova Maggioranza.

Il terzo è Andrés Velasco: un economista indipendente di orientamento liberale, che si dice seguace di Tony Blair e, pur essendo stato ministro delle Finanze della Bachelet, si presenta ora come suo principale sfidante proprio da un punto di vista di difesa del modello economico liberista.

Il dibattito tv tra i quattro ha visto scontrarsi la Bachelet e Velasco proprio sul tema della gratuità degli studi universitari, all’origine della protesta studentesca. La Bachelet vuole infatti che sia gratis per tutti; Velasco solo per i figli di genitori non abbienti. Scontro anche sul sistema pensionistico: un famoso “fiore all’occhiello” del regime militare, i cui gestori privati pagano però pensioni che sono appena un terzo degli stipendi. La Bachelet vuole affiancarvi un’entità statale; per Velasco “non si risolverebbe niente, diciamola la verità alla gente”.

Quanto alla Costituente, anch’essa osteggiata da Velasco, la Bachelet non si formalizza sugli strumenti, ma insiste che comunque il Cile non può continuare ad avere una Costituzione fatta da un regime militare. In compenso Velasco difende le minoranze sessuali ed è appoggiato da noti leader gay, oltre che dal nuovo movimento Red Liberal, mentre Orrego è contrario sia al matrimonio tra persone dello stesso sesso che all’aborto terapeutico.

Nei sondaggi sulle primarie la Bachelet arriva addirittura al 76,2%, contro il 7,5% di Velasco, il 2,7% di Orrego e lo 0,9% di Gómez. Sembra evidente che Velasco e Orrego non stanno correndo per queste elezioni, ma per costruire una candidatura per quelle del 2017. 

Quanto alla destra, il candidato più popolare era l’ex ministro delle Miniere, Opere Pubbliche e Energia Laurence Golborne Riveros, ma ha dovuto rinunciare il 29 aprile, per via di uno scandalo di evasione fiscale. Restano in lizza dunque l’ex ministro della Difesa Andrés Allamand per il partito Renovación nacional e l’ex ministro dell’Economia Pablo Longueira Montes per l’altro partito, Unione democratica indipendente.

Secondo gli ultimi sondaggi sul voto presidenziale, antecedenti al ritiro di Golborne, la Bachelet sarebbe al 43% contro l’8,8% dello stesso Golborne, il 5,8% di Allamand, il 5,5% di Marco Enríquez-Ominami (che oltre che dal suo Partito progressista è appoggiato anche dal nuovo Partito liberale), il 3,6% dell’indipendente Franco Parisi, il 2,8 di Velasco e l’1,1 di Orrego. Insomma, non c’è storia.

Sarà interessante vedere se riusciranno a entrare in Congresso i leader della protesta studentesca che si sono candidati: la 25enne geografa Camila Vallejo, ora incinta, col Partito Comunista; l’ex presidente della Federación de estudiantes de la Universidad Católica (Feuc), Giorgio Jackson, col suo nuovo partito Revolución democrática; gli ex presidente e vicepresidente della Federación de estudiantes de la Universidad de Chile (Fech), Gabriel Boric e Francisco Figueroa, col movimento Izquierda autónoma.

Dopo un 2012 relativamente giù di tono, gli studenti nel 2013 sono stati protagonisti di un’altra grande manifestazione, con le 150 mila persone portate in piazza l’11 aprile a Santiago (anche se poi il 28 maggio una pioggia è bastata a ridurre i manifestanti a un migliaio). Sebbene ora la Bachelet voglia venire incontro alle loro richieste, questi leader non dimenticano che nel 2006 le proteste studentesche iniziarono proprio contro il suo governo. Anche le comunità indigene sono diffidenti. È però importante rilevare come il sistema politico cileno stia dimostrando di essere in grado di cooptare nel gioco democratico anche queste manifestazioni di inconformità.

Per approfondire: Brasile 2014, i mondiali della corruzione

Maurizio Stefanini, giornalista professionista e saggista. Free lance, collabora con Il Foglio, Libero, Limes, Longitude, Agi Energia. Specialista in politica comparata, processi di transizione alla democrazia, problemi del Terzo Mondo, in particolare dell’America Latina, e rievocazioni storiche. Ha scritto: I senza patria; Avanzo di Allah cuore del mondo. Il romanzo dell'Afghanistan; I nomi del male; Grandi coalizioni. Quando funzionano, quando no; Ultras. Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri; Il partito «Repubblica». Una storia politica del giornale di Scalfari e Mauro; Sesso & potere. Grandi scandali di ieri e di oggi. Ha scritto per Il Foglio una biografia di Fidel Castro in cinque puntate e una biografia di Hugo Chávez in venti puntate. Ha redatto il capitolo sull’Emisfero Occidentale in Nomos & Kaos Rapporto Nomisma 2010-2011 sulle prospettive economico-strategiche.
(19/06/2013)

Caccia globale agli evasori fiscali

da www.ilsole24ore.com


ENNISKILLEN. Dal nostro inviato
Il Gruppo degli Otto ha annunciato ieri un ambizioso giro di vite contro l'evasione fiscale, promuovendo il principio dello scambio automatico di dati. Tra le altre cose, le multinazionali saranno chiamate a pubblicare profitti Paese per Paese. L'impegno è tutto da verificare nella pratica, tanti sono gli ostacoli e le ritrosie a livello mondiale. La presa di posizione tuttavia influenzerà il dibattito tra i 27, impegnati a rafforzare l'integrazione in campo fiscale.
«Lavoreremo con l'obiettivo di restaurare la fiducia nell'equità e nell'efficienza delle pratiche e delle norme fiscali a livello internazionale di assicurare che ciascun Paese riesca a raccogliere le tasse che gli spettano», si legge nel comunicato dopo una due-giorni di incontri a Enniskillen, in Irlanda del Nord, tra i capi di Stato e di Governo degli otto Paesi più industrializzati del mondo. L'impegno è stato salutato da molte associazioni senza scopo di lucro solo come un primo passo.
La tassazione è al centro del tentativo del G-8 di sostenere l'economia globale, mentre nel mondo occidentale la crisi debitoria induce i Governi ad aumentare il gettito fiscale. Nel loro comunicato, i Paesi hanno anche messo l'accento sul commercio internazionale dopo la decisione di Stati Uniti ed Europa di perseguire un accordo di libero scambio. «Abbiamo deciso di nutrire la ripresa globale sostenendo la domanda, risanando le finanze pubbliche, sfruttando tutte le fonti di crescita».
Il G-8 si è impegnato «a far sì che un sistema automatico di scambio di dati tra autorità fiscali diventi il nuovo standard a livello globale». E ancora: «Lavoreremo con l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) per sviluppare rapidamente uno schema multilaterale che renderà più facile per i Governi trovare e punire gli evasori fiscali». Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone, Francia Germania, Italia e Gran Bretagna vogliono anche imporre nuovi obblighi alle società.
In questo senso, l'Ocse dovrà creare un "modulo comune" che le multinazionali saranno chiamate a utilizzare nel pubblicare Paese per Paese quante tasse pagano e dove generano profitti. La decisione giunge dopo che vicende clamorose hanno avuto come protagonisti alcune società americane. A Google, Starbucks o Amazon è stato rimproverato di utilizzare le lacune dei sistemi legali per spostare gli utili da un Paese all'altro pur di pagare meno imposte.
Da notare nella dichiarazione di ieri l'accenno al controllo delle fiduciarie e del loro ruolo ambiguo nell'evasione fiscale di persone fisiche e persone giuridiche. Nel contempo, i Paesi del Gruppo degli Otto vogliono modificare le loro legislazioni nazionali perché la vera proprietà delle aziende sia trasparente. L'obiettivo è anche di impedire il riciclaggio di denaro sporco. Tuttavia, il G-8 non ha preso un impegno fermo a creare un registro dei veri proprietari di società, come promesso da Londra a suo tempo.
Il problema della trasparenza nell'assetto proprietario delle società riguarda situazioni a primo acchito impensabili, come la legislazione del Delaware. A bloccare questo passaggio cruciale sarebbero stati Berlino, Ottawa e Washington. C'è poi da notare che se Londra ha firmato un accordo con i territori britannici d'oltre mare per puntare sullo scambio di dati, la Francia ha legami politici ambigui con due principati ritenuti da molti osservatori dei paradisi fiscali: Monaco e Andorra.
Nel frattempo, il G-8 si è però impegnato a rafforzare la trasparenza delle società estrattive, che nel corso degli anni hanno assunto un potere enorme nell'influenzare l'andamento delle economie, soprattutto quelle meno ricche. Dinanzi ai risultati del G-8, le organizzazioni senza scopo di lucro hanno avuto reazioni contrastanti. Jubilee ha parlato di «dichiarazione storica» che porterà a «una responsabilizzazione delle aziende». Oxfam si è detta delusa della mancanza di intesa su un registro delle società.
Ciò detto, la presa di posizione del G-8 influenzerà il dibattito sul futuro della collaborazione fiscale tra i 27. La Commissione ha appena presentato un nuovo progetto di direttiva che impone lo scambio automatico di informazioni su una serie di redditi. Gli sforzi europei in questa direzione sono però ostaggio degli ostacoli posti finora dal Lussemburgo e dall'Austria. Il comunicato del G-8 sarà un nuovo strumento nelle mani degli altri 25 per mettere sotto pressione questi due Stati membri.

lunedì 17 giugno 2013

Al via il G8 su Siria e crisi economica. Obama in pressing su Putin

da www.ilsole24ore.com


Al via il G8 su Siria e crisi economica - Letta al debutto, obiettivo lavoro e crescita - Datagate, leader del G20 spiati da Londra e Usa nel 2009
SLIGO - Il primo appuntamento di Barack Obama al G8 britannico, che David Cameron ha voluto in Irlanda del Nord, sarà questa mattina intorno alle 10,30 ora italiana davanti al porto di Belfast. Parlerà agli irlandesi, ma parlerà al mondo, soprattutto a quel mondo che resta diviso da conflitti etnici e religiosi per dimostrare che la pace è possibile. Che l'esempio del successo in Irlanda del Nord puòvalere per tutti.

Il discorso farà da cornice alla tematica politica principale di questo G8 britannico la questione siriana. Più tardi nel pomeriggio Obama avrà un incontro con il presidente russo Vladimir Putin, cercherà di convicerlo che l'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad richiede un intervento immediato e coordinato fra le grandi potenze. Ma Putin ha già detto di dubitare delle prove americane. Ha riafferamto il suo appoggio ad Assad e ha messo in una situazione difficile Obama che da due anni chiede che Assad se ne vada. Ora, con l'ingresso in campo di Hezbollah, con la presa di località
strategiche chiave come Qusayr, con un indebolimento progressivo dei ribelli, il governo ufficiale a Damasco si trova in vantaggio e Washington in gravi difficoltà. L'incontro con Putin sarà chiave per capire fino a che punto Obama intende spingersi per aiutare i ribelli e danneggiare il regime di Assad anche contro la posizione della Russia.

Il secondo tema centrale per l'America è quello economico. Il messaggio, soprattutto agli europei è chiaro: noi abbiamo fatto la nosttra parte ora tocca voi stimolare la crescita e creare posti di lavoro. Ma più che al G8 i mercati presteranno attenzione soprattutto alla Federal Reserve, domani e mercoledì il Comitato Monetario (Fomc) si riunirà per decidere se e come allentare gli acquisti per 80 miliardi di dollari al mese di titoli del Tesoro americano. Il mercato sconta che l'exit strategy partirà presto. E attende segnali dall'Europa: il tempo stringe e la Bce non ha ancora fatto girare al massimo i motori dello stimolo monetario.

domenica 2 giugno 2013

Fare il bagno in Lapponia: sul tetto del mondo temperature record

da www.ilsole24ore.com


Stanchi dei 17 gradi e pioggerella di Venezia o dei 20 di Roma e i 22 di Palermo? Basta prendere l'aereo e andare al Circolo polare artico dove si sta benone, si prende il Sole e si fa il bagno, in questa pazza estate che vede il tetto del mondo a temperature record, mai registrate mentre qui da noi sembra quasi ottobre inoltrato.
Un campo di alte pressioni insiste infatti alle latitudini settentrionali, verso il Circolo polare artico, garantendo stabilità e clima molto mite dall'alta Russia alla Scandinavia, dove si registrano in questi giorni temperature assurde per quei luoghi, come le massime sui 30 gradi e minime fra i 15 e i 20°C della Lapponia.
Babbo Natale insomma si mette quest'anno in costume da bagno dato che abbiamo +30.5°C toccati nella giornata di ieri a Kevo, nel nord della Finlandia, proprio ai limiti del Circolo polare artico. In Norvegia non sono da meno e si registrano egualmente 30 gradi centigradi a 70 gradi di latitudine nord. Record assoluto da quando si registrano le temperature.
Ma che succede, si è capovolto il mondo? Effettivamente la situazione è un po' anomala, quel che capita è che nell'Europa nord occidentale, dall'Italia all'Inghilterra e fino alla Spagna, insiste un vortice depressionario, con freddo e brutto tempo che stiamo subendo da settimane, mentre al nord, e anzi proprio per questo, continua l'alta pressione e il caldo investe la parte orientale dell'Europa, dalla Grecia in su, arrivando appunto fino a latitudini del tutto inusuali.
È quindi una situazione piuttosto anomala, che probabilmente fa molto piacere agli abitanti di quelle, generalmente, freddissime città dove in questo fine settimana, piuttosto bruttino da noi, si può fare il bagno e prender il sole. In sostanza grazie a questo stana situazione masse d'aria calda si spostano dalla Libia e Egitto,verso il mar Baltico la Russia e la Scandinavia, dove si generano vere e proprie onde di calore. La situazione, come dicono i meteorologi, sembra abbastanza "bloccata" per cui durerà probabilmente ancora qualche giorno.