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giovedì 29 maggio 2014

Africa, la rivoluzione dell'accesso all'acqua

da www.vita.it

di Daniele Biella

Intervista a Mario Milanesi dell'ong Acra-Ccs, che come program manager del programma Wash partecipa da oggi all'Africa water week, l'incontro più importante dell'anno sul tema: "raggiunto l'obiettivo del Millennio, oggi la gestione del servizio idrico è fondamentale. Più che costruire pozzi, ora serve riparare i rubinetti rotti"

rubinetto
Fonte: google.it/green-news.info
C’è un obiettivo del Millennio che è già stato raggiunto prima della scadenza del 2015: l’accesso all’acqua. Tra il 1990 e il 2013 è stato dimezzato il numero delle persone che non aveva una fonte o un rubinetto a portata di mano. Africa compresa: “se i due terzi dei due miliardi di nuovi accessi provengono da Cina e India, anche centinaia di milioni di africani beneficiano di nuovi allacciamenti, e ora si sta ragionando su come gestire bene un mercato che fa girare miliardi di dollari”, spiega Mario Milanesi, cooperante che vive con la famiglia a Zanzibar e che è l’Africa program manager del programma Wash (Water, sanitation and hygiene fund) per l’ong italiana Acra-Ccs. L’occasione storica per fare passi avanti sul tema dell’acqua è la quinta edizione dell’Africa water week, che si tiene in Senegal da lunedì 26 a venerdì 30 maggio 2014.
Chi partecipa all’Africa water week?
I governi africani, i ministri competenti, le aziende, le associazioni internazionali. È il momento più importante dell’anno per il continente per adottare nuove strategie e valutare lo stato attuale delle cose, ed è molto inclusivo nel senso che i governanti chiedono anche alle ong come Acra di essere parte attiva, perché la sfida sull’acqua è cruciale per l’area. Stiamo parlando di un business che smuove grandi interessi e che crescerà sempre di più, perché al di là dell’accesso all’acqua il vero nodo da affrontare oggi è la gestione e la manutenzione degli impianti costruiti.
In che senso?
I governi non possono gestire pubblicamente l’acqua e quindi devono affidarsi a privati. Premetto che in Africa non è come in Europa (Acra è prima firmataria del Contratto mondiale sull’acqua, ndr) e qui la privatizzazione è di diversa natura, spesso nei singoli territori i gestori sono idraulici, preti o altre persone che non hanno finalità di lucro: i governi si dovranno impegnare quindi a sostenere questi pochi operatori privati, mettendoli in grado di essere efficienti e risolvere i problemi. Anche perché nel tempo siamo usciti dal mito che le comunità fossero in grado di gestirsi da sole il servizio idrico: dopo qualche anno di funzionamento le rotture degli impianti spesso bloccano di fatto l’erogazione dell’acqua e non c’è la capacità necessaria per la manutenzione.
Si rompono spesso gli impianti?
Sì. Basti pensare che a oggi i rubinetti rotti sono il 40% in Tanzania, il 38% in Mozambico e il 32% in Senegal. La loro funzionalità sarà al centro del dibattito, e su questo tema il ruolo delle ong è fondamentale anche perché sta mutando nel tempo: se prima si costruivano pozzi, si interveniva a scatola chiusa sostituendosi agli operatori locali, ora le organizzazioni non governative sono importante nel far girare il sistema, mobilitando competenze e fondi nel privato, i funzionari di partito nel pubblico, creando quindi sinergie virtuose per il bene della collettività.
Come ha modificato il proprio lavoro Acra-Ccs?
Presente sul tema acqua dall’inizio del nuovo millennio, l’ong ha man mano avviato progetti di sviluppo integrato, che dalla semplice pompa sono passati allo sviluppo di una rete urbana, attraverso un lavoro tecnicamente complesso ma che ciò che serve in questi territori. Con il programma Wash siamo presenti direttamente in tre paesi (Senegal, Tanzania, Mozambico), mentre nella Repubblica democratica del Congo facciamo assistenza tecnica all’ong Isco. L’importanza delle organizzazioni come la nostra, che avendo a che fare con gli impianti deve garantire un’ottima qualità di lavoro, è riconosciuta dai governi che spesso stimoliano a promuovere azioni sempre più incisive sul tema. Per questo siamo tra i principali interlocutori dell’Africa water week, alla pari dei principali portatori d’interesse.

mercoledì 21 maggio 2014

Africa: Economia, tutti i numeri della crescita

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  21 maggio 2014  alle  6:00.

“Nel 2013 , l’Africa ha mantenuto un tasso di crescita medio di circa il 4 % . Questo dato, se confrontato al 3% dell’economia globale, sottolinea ancora una volta la resistenza del continente alle turbolenze globali e regionali. Ma la performance di crescita varia ampiamente tra le classificazioni e le regioni dei paesi “: è quanto sostiene il rapporto Africa Economic Outlook 2014 della Banca Africana di Sviluppo nella sezione “prospettive macroeconomiche dell’Africa”.africacellulare
La crescita in Africa sub- sahariana è stata del 5 % nel 2013 e si prevede che sarà del 5,8% nel 2014. Escludendo il Sud Africa , le cifre sono 6,1% e 6,8 % , rispettivamente.
L’Africa Orientale e Occidentale hanno registrato la crescita più rapida nel 2013, 6 % o superiore . Inoltre, la crescita nei paesi a basso reddito , al 6 % oppure oltre, ha superato quella dei paesi a medio-alto reddito in Nord e Sud Africa costanti al di sotto del 3 %.
Le prospettive di crescita a medio termine dell’Africa sono positive.
La crescita media dell’Africa è proiettata ad accelerare per chiudere al 5 % nel 2014 e tra il 5 % e il 6 % nel 2015. Questa previsione, precisano nel rapporto, si basa sul presupposto di un rafforzamento graduale dell’economia mondiale e anche sul miglioramento della stabilità politica e sociale nei Paesi africani attualmente colpiti da conflitti.
Ma se l’economia globale dovesse rimanere debole, o se le tensioni politiche e sociali all’interno dell’Africa miglioreranno meno di quanto ipotizzato, la crescita sarebbe inferiore a quanto previsto .
Le pressioni inflazionistiche si sono attenuate in molti paesi, i prezzi dell’energia hanno cessato di aumentare e i prezzi dei generi alimentari sono diminuiti . Questi sviluppi , insieme a politiche fiscali prudenti , hanno fornito un certo margine per la politica monetaria per ridurre i tassi di interesse .
Ma in altri paesi dove la politica fiscale è stata lassista e dove le valute si sono indebolite, la politica monetaria ha dovuto essere rigida per tentare di arginare le pressioni inflazionistiche .